Festival Dantesco, il concorso Teatro è il peccato originale

Festival Dantesco, il concorso Teatro è il peccato originale

La categoria Teatro è l’anima originaria del Festival Dantesco, il filo conduttore che lega tutte le attività dei quindici anni di vita della manifestazione. Nel 2010, al Teatro Ghione di Roma, nasceva il primo Concorso performativo per giovani interpreti della Commedia: un’idea semplice ma rivoluzionaria, dare ai giovani la possibilità di fare propria una loro personale Lectura Dantis e trasformarla in espressione artistica contemporanea, capace di parlare dei problemi dell’oggi.

Un viaggio attraverso i luoghi della cultura romana

Dopo l’esordio al Ghione, il Festival ha iniziato un percorso itinerante alla ricerca di spazi che potessero accogliere la sua crescita. La quarta edizione, memorabile, si svolse nella Rocca Colonna di Castelnuovo di Porto, con tanto di rinfresco trecentesco, che immerse partecipanti e pubblico nell’atmosfera dell’epoca dantesca. Un esperimento di teatro totale, che univa performance e ricostruzione storica.

Negli anni successivi il Festival ha trovato ospitalità nelle aule magne di alcune università romane, consolidando il legame tra ricerca accademica e pratica teatrale. Ma è con l’approdo al Teatro Palladium dell’Università degli Studi Roma Tre che il Festival ha trovato la sua seconda, definitiva casa: uno spazio che incarna la sintesi tra rigore filologico e sperimentazione artistica.

Dall’under 20 all’under 30: generazioni di interpreti

Inizialmente rivolto agli under 20, il Concorso ha progressivamente ampliato la fascia d’età dei destinatari, fino a raggiungere gli under 30, permettendo così a giovani attori in formazione – alle prese con i primi passi in ambito professionale – di confrontarsi a fondo con il testo dantesco. Numerosi partecipanti hanno poi proseguito la carriera teatrale, portando con sé l’esperienza formativa del Festival come bagaglio fondamentale del proprio percorso artistico.

I grandi temi danteschi rivisitati

Il palco del Festival ha visto esibizioni memorabili: dal folle volo di Ulisse, metafora eterna della ricerca della conoscenza oltre i limiti imposti da autorità superiori, alla tragica figura di Ugolino, che ancora oggi interroga le coscienze sulla crudeltà umana e sul tradimento. Le rivisitazioni dei Canti cruciali della Commedia hanno attraversato tutte e tre le Cantiche.

Il Canto V dell’Inferno, con Paolo e Francesca travolti dalla passione amorosa, è stato tra i più interpretati, permettendo ai giovani attori di esplorare temi universali come l’amore proibito e il desiderio. Il canto XIII, con la dolorosa vicenda di Pier delle Vigne, ha offerto spunti di riflessione sulla lealtà tradita e sul suicidio.

Ma il Festival ha anche incoraggiato le sperimentazioni più audaci: letture del Paradiso, spesso considerato la Cantica più ostica per la rappresentazione scenica; interpretazioni del Purgatorio come percorso di redenzione significativo anche per il pensiero contemporaneo, e soprattutto percorsi trasversali capaci di unire più Canti in narrazioni originali.

L’obiettivo: ridare linfa alla Commedia

L’obiettivo dichiarato del Festival è sempre stato quello di far avvicinare la Commedia ai giovani non come reperto letterario da studiare, bensì come strumento vivo per interpretare il presente, con la possibilità di appropriarsi del testo, scomporlo, ricomporlo, metterlo in dialogo con le urgenze dell’oggi.

Il folle volo di Ulisse diventa così metafora della ricerca scientifica senza limiti etici, Ugolino parla delle tragedie della guerra e della fame nel mondo contemporaneo, Paolo e Francesca interrogano sui confini tra passione e responsabilità nell’era dei social media. La Commedia, nelle mani dei giovani interpreti smette di essere un monumento intoccabile e torna a essere ciò che Dante aveva immaginato: un’opera capace di parlare a tutti, in ogni tempo.

Una palestra per il futuro

Il Concorso performativo del Festival Dantesco si è affermato negli anni come una vera palestra per giovani talenti teatrali. Molti degli interpreti che hanno calcato il palco del Teatro Ghione prima, della Rocca Colonna o del FontanonEstate o del Teatro Marconi poi, e infine del Teatro Palladium, hanno proseguito nel mondo dello spettacolo, portando con sé la consapevolezza che i classici, se interrogati con onestà e coraggio, hanno ancora e sempre tutto da dire.

Quindici anni dopo quella prima edizione, la categoria Teatro del Festival Dantesco continua a essere il cuore pulsante della manifestazione, il luogo dove generazioni di giovani hanno scoperto che Dante non è solo un poeta da venerare, ma un compagno di viaggio attraverso gli inferni, i purgatori e i paradisi della condizione umana.

Paolo Mutarelli

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